Ci sono momenti che arrivano senza fare troppo rumore. Una telefonata, una proposta, qualche secondo di silenzio. E poi la consapevolezza che quello che hai costruito negli anni — allenamenti, gare, responsabilità, cadute, ripartenze — qualcuno lo ha visto davvero.
A Raouia Affaoui – detta Laura- è successo così.
Non con una medaglia al collo, non in mezzo a una competizione, non davanti a una classifica. Ma in uno di quei momenti in cui lo sport esce dal campo gara e diventa qualcosa di più grande: fiducia, riconoscimento, possibilità.
Atleta, coach e co-founder di To.Judge, Raouia ha attraversato mondi diversi senza mai perdere il filo del suo percorso. Prima il karate, iniziato quando aveva appena cinque anni. Poi il Krav Maga, l’insegnamento, il CrossFit®, la formazione dei judge e una community cresciuta in tutta Italia.
Oggi quel percorso arriva a un nuovo capitolo. Uno di quelli che non si improvvisano, ma che sembrano raccogliere tutto quello che è venuto prima.
A settembre, infatti, Laura sarà alla guida della gestione di un nuovo box di CrossFit® a Ciriè, in Piemonte. Una notizia importante, certo. Ma soprattutto una storia di competenza, fiducia e spazio conquistato sul campo.

Dal karate al CrossFit®: “Il mio primo grande amore”
Per capire chi è oggi Laura, bisogna tornare indietro, molto prima del CrossFit®, molto prima delle gare da judge, molto prima dei progetti costruiti con una community nazionale.
Bisogna tornare a quando aveva cinque anni e metteva piede per la prima volta su un tatami.
“Il mio percorso nello sport è iniziato con il karate. È stato il primo grande amore della mia vita e lo sport che mi ha formato come atleta e come persona.”
Il karate per lei non è stato solo una disciplina praticata da bambina. È diventato un percorso agonistico vero, fatto di titoli regionali e nazionali, anni di allenamento, competizioni, passione e dedizione.
Poi sono arrivate altre sfide. Il Krav Maga, prima di tutto. E poi l’insegnamento: per sette anni Laura ha allenato 28 bambini, un’esperienza che oggi racconta come uno dei passaggi più importanti della sua crescita.
“Insegnare karate ai bambini mi ha fatto capire quanto trasmettere ciò che ami possa lasciare un segno nelle persone.”
Ed è una frase che, riletta oggi, sembra quasi anticipare tutto quello che sarebbe arrivato dopo.
Perché Laura, nel tempo, non ha semplicemente cambiato sport. Ha portato con sé una certa idea dello sport: disciplina, responsabilità, ascolto, fiducia, relazione.
Il CrossFit® entra nella sua vita a 22 anni, inizialmente come preparazione atletica per il karate. Doveva essere un mezzo, uno strumento per migliorare la performance. Poi, quando la carriera agonistica nelle arti marziali si è conclusa, è diventato molto di più.
“Il CrossFit® è diventato la mia nuova casa. Mi sono innamorata di questo sport perché ogni giorno ti mette davanti a una nuova sfida, fisica e mentale.”

Una casa, appunto. Non solo un luogo in cui allenarsi, ma uno spazio in cui misurarsi con sé stessi.
“Non si tratta di essere migliori degli altri, ma migliori della persona che eravamo ieri.”
To.Judge: una tazza di cioccolata calda e un’idea che mancava
La storia di To.Judge non nasce in una sala riunioni, con un business plan già pronto e un progetto definito in ogni dettaglio. Nasce in modo molto più semplice. E forse proprio per questo più vero.
“È nato quasi per caso, durante una serata tra amici davanti a una tazza di cioccolata calda.”
Erano in tre, racconta Laura: lei, Daniele Pascarella e Michele Ziano. Prima ancora di essere compagni di progetto, amici veri, legati dalla stessa passione e dalla voglia di costruire qualcosa che nel panorama italiano ancora mancava: uno spazio dedicato alla formazione, alla crescita e alla valorizzazione dei judge nelle competizioni di CrossFit®.

Ma per lei To.Judge non è stato soltanto un progetto tecnico. È stato anche un modo per prendere posizione.
“Ho sempre voluto dimostrare che una donna può avere un ruolo importante anche in un ambiente che per tanti anni è stato prevalentemente maschile. Volevo dimostrare che competenza, passione e professionalità non hanno genere.”
È una delle frasi più forti della nostra chiacchierata, perché racconta una dinamica che nello sport esiste ancora: la necessità, per alcune figure, di dover dimostrare più degli altri. Di dover conquistare spazio con una preparazione inattaccabile, con il lavoro, con la presenza costante.
Laura lo ha fatto così: costruendo.
In due anni To.Judge è arrivato a contare circa 85 judge in tutta Italia. Una community nata da un’intuizione e cresciuta grazie alla fiducia, al lavoro condiviso e alla volontà di alzare il livello del judging nelle competizioni italiane.
“Se qualcuno me lo avesse detto all’inizio probabilmente non ci avrei creduto.”
Non solo judge, ma persone consapevoli del proprio ruolo
Quando si parla di judge, spesso ci si ferma alla parte più visibile: il movimento valido o no rep, il conteggio, il rispetto degli standard.
To.Judge, invece, prova a lavorare su un livello più profondo.
“Non vogliamo semplicemente creare judge, ma persone consapevoli del ruolo che ricoprono in gara.”
È qui che il progetto trova la sua identità. Formare un judge non significa soltanto spiegare un regolamento. Significa costruire attenzione, responsabilità, capacità di osservazione, gestione della pressione e consapevolezza del proprio impatto dentro una competizione.

Perché un judge preparato contribuisce alla qualità dell’evento, alla correttezza della gara e alla fiducia degli atleti.
“La nostra forza è aver costruito una squadra unita, che cresce insieme e condivide gli stessi valori.”
I prossimi obiettivi sono chiari: continuare a organizzare nuove formazioni, collaborare con sempre più competizioni e contribuire a rendere il judging italiano sempre più solido, strutturato e riconosciuto.
Ma per Laura ogni progetto professionale resta anche una sfida personale.
“Mi piace uscire dalla mia zona di comfort, affrontare nuove responsabilità e dimostrare, prima di tutto a me stessa, che con impegno e passione si possono raggiungere obiettivi che sembravano impossibili.”
La telefonata, le lacrime, il nuovo capitolo
Poi arriva quella telefonata.
A chiamarla è Davide Valerio, una persona che Laura conosce bene perché in passato è stata la sua coach in un altro box. Una proposta importante: diventare responsabile della gestione di un nuovo progetto.
La sua reazione non è stata tecnica. Non è stata fredda. Non è stata trattenuta.
“Ho pianto dall’emozione.”
A volte una proposta lavorativa pesa più di quello che sembra. Perché non riguarda soltanto il futuro, ma anche tutto quello che c’è stato prima. Gli anni in cui hai studiato, allenato, sbagliato, imparato, resistito. Gli anni in cui hai continuato a esserci anche quando nessuno stava applaudendo.
“Sapere che una persona con cui hai condiviso un percorso sportivo ti scelga e riponga in te una fiducia così grande è qualcosa che va oltre il lavoro. È il riconoscimento di anni di impegno, sacrifici e passione.”
Il nuovo box aprirà a settembre a Ciriè, in Piemonte, proprio nel paese in cui Laura vive.
Sarà una struttura ampia, moderna, con molti metri quadrati dedicati all’allenamento e pensata per accogliere atleti di livelli diversi: da chi si avvicina al CrossFit® per la prima volta a chi cerca un contesto in cui continuare a crescere in modo più strutturato.
L’obiettivo, però, non è semplicemente aprire un nuovo spazio.
L’obiettivo è creare un luogo in cui le persone possano sentirsi accolte, seguite e accompagnate.
“Vogliamo creare un ambiente in cui ogni persona, dal principiante all’atleta più esperto, possa sentirsi a casa e allenarsi al meglio.”
Allenare non è solo insegnare esercizi
C’è una parola che torna spesso quando Laura parla: insegnare.
Non compare come una competenza accessoria, ma come il centro di tutto. Prima con i bambini nel karate, poi come coach, poi con To.Judge, ora dentro questo nuovo progetto.
Per lei allenare non significa soltanto correggere un movimento, programmare una classe o spiegare una tecnica. Significa osservare le persone. Capire dove sono. Aiutarle a fare un passo in più.
“Vedere le persone crescere, acquisire fiducia in sé stesse, superare i propri limiti e raggiungere traguardi che pensavano impossibili è la soddisfazione più grande.”
Ed è forse qui che la sua storia trova il suo punto più chiaro.

Raouia Affaoui non arriva a questo nuovo box solo come coach, atleta o co-founder di un gruppo di judge. Ci arriva con un percorso che ha dentro molte vite sportive diverse: la bambina sul tatami, l’atleta agonista, l’insegnante di karate, la coach di CrossFit®, la donna che ha voluto prendersi spazio in un ambiente spesso maschile, la fondatrice di una community, la professionista scelta per guidare un nuovo progetto.
“Allenare non significa solo insegnare degli esercizi. Significa accompagnare le persone in un percorso di crescita, dentro e fuori dal box.”
E allora forse la notizia dell’apertura del nuovo box di Ciriè non è soltanto una nuova apertura. È il punto in cui una storia personale diventa uno spazio fisico. Un luogo reale. Una porta che si apre.
Per Laura, per chi si allenerà lì, e per tutti quelli che nello sport continuano a cercare molto più di un risultato!


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